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Cucina Ludica

Cucina Ludica

Perchè cucina ludica?

Facciamo un passo indietro… perchè andiamo al ristorante? Le motivazioni sono molteplici, per concederci una coccola, per mangiare qualcosa di diverso dal solito, per fare un’esperienza, ma sopratutto per star bene. A me, piace anche restare piacevolmente colpiti, per il gusto degli ingredienti e delle sue lavorazioni, per l’ambiente, per i pensieri che ci sono dietro a delle preparazioni e per le persone che in quel locale lavorano e hanno qualcosa da raccontare. Ognuno ha il suo motivo più che valido e rispettato per andare al ristorante. Dopo tutto,

oggigiorno, si mangia mediamente bene o molto bene a qualsiasi livello. Quindi io volevo che la gente scegliesse di venire presso il mio ristorante anche per qualcos’altro… non solo perchè gli piace il cibo che prepariamo, per la cura nella scelta delle materie prime, per l’ambiente o il servizio, ma perchè è incuriosito da quello che proponiamo e come lo proponiamo e perchè possa divertirsi a tavola. Si ,la parola corretta, è DIVERTIRSI, c’è chi dice che non si gioca con il cibo, però il gioco è il primo approccio che tutti noi abbiamo fin da quando siamo nati per scoprire ed esplorare il mondo e conoscere cose nuove o per puro diletto, allora perché non farlo anche con il cibo. Adesso abbiamo i presupposti per parlare della cucina ludica. Non abbiamo inventato nulla, lo abbiamo solo reso una nostra cifra stilistica, abbiamo sposato questo concetto e lo eseguiamo tutti i giorni ad ogni nostro cliente. Detto così, sembra una cosa banale ma in realtà va analizzato nelle sue varie fasi, non basta rompere con un cucchiaio qualcosa per parlare di cucina ludica. 

La prima persona che mi ha fatto appassionare a questo stile di cucina è senz’altro Massimiliano Alajmo con il suo piatto “Fede”, “Per enfatizzare il concetto di fede, il piatto viene presentato come fosse vuoto: il gioco è quello di far percepire attraverso i profumi, la presenza della crema, che si trova invece nel suo senso inverso. E’ curioso osservare quanto i bambini riescano a trovare più rapidamente la crema rispetto agli adulti”. 

Quando ho visto questo piatto ho capito che un giorno avrei voluto anche io far provare ai miei commensali quella sensazione di stupore e ingenuità, misto ad sorriso di complicità e leggerezza apparente nel gesto. Quindi, come potevo applicare questo concetto ad altre preparazioni? 

Il primo piatto che ha iniziato a delineare questo tipo di cucina per me è stato il “Banana-SPLASH” una declinazione del Banana split, del quale abbiamo già parlato (link bananasplash https://paologriffa.com/2014/05/13/bananasplash/) questo è stato il là per una serie di piatti che sono diventati poi uno stile di cucina molto personale e che piano piano sta diventando riconoscibile. Dai brodi gelificati che si sciolgono nel piatto caldo, (l’isola che non c’è https://paologriffa.com/2015/05/17/lisola-che-non-ce/), ai sassi che cadono rompendo la preparazione che si ha nel piatto…. Tanto per mangiarlo dovevate romperlo ;P l’airbag (https://paologriffa.com/2013/10/30/airbag-parte-2-il-sasso-3/), o i paesaggi ricostruiti che vi riportano col gusto in un ambientazione lontana la boule de neige (https://paologriffa.com/2014/11/17/boule-de-neige/) o il non sapere cosa state mangiando perché ogni boccone è differente dal altro la caccia al tesoro (https://paologriffa.com/2016/02/04/caccia-al-tesoro-ad-ogni-boccone-una-scoperta/). Il modo di interagire con il commensale è vario, continuate a seguirmi per saperne di più…