Tripe & Liver

Prima di continuare devo fare alcune premesse fondamentali.

Da soli non si va da nessuna parte!!!

IMG-20150628-WA001Questa non è stata un avventura solitaria, ma un gioco di squadra che vedeva me in primo piano… Sono state tante le persone che mi hanno sostenuto e con le quali ho collaborato per raggiungere questo risultato e vorrei ringraziarle tutte, da Bob, Gioacchino, Manuela, Valeria, Francesca, Maurizio, Jordan, Morisetti, Savino, Walter, a tutto lo staff del Piccolo Lago che ogni giorno lavora con me, Marco, Lella, Alessandro, Titti, Eddi, Mattia, Danilo Jessy, Manuela, ecc. praticamente tutti quelli che hanno seguito giorno per giorno l’evolversi del progetto… Ovviamente un grazie speciale alla Mentor Cristina Bowerman e alle nostre lunghe telefonate riflessive e di confronto. E ancora grazie a tutta l’organizzazione San Pellegrino, Alma, Papillon e tutti gli sponsor della giornata.

Detto questo adesso abbiamo tutti i colpevoli ;-P di questo lavoro ^^

IMG_2667Il piatto fisico doveva assolvere ad alcune funzioni che ritengo importanti. Avere un estetica, essere funzionale ed avere una motivazione. Partirei dalla parte funzionale, quello che mi interessava era preservare la temperatura di servizio del piatto il più a lungo possibile, per cui avevo bisogno di un materiale che trattenesse il calore e lo rilasciasse nel tempo. Per questo già per la selezione italiana mi ero indirizzato verso una piatto di pietra che tenesse il caldo per la trippa e restasse fredda per il fegato. Da qui la parte estetica, non volevo tagli netti e precisi, preferisco le forme più morbide e naturali, per questo ogni piatto aveva una forma diversa, con i bordi spezzati che si vedesse l’atigianalità del lavoro fatto dallo scultore Walter Cardini. Inoltre è stato praticato su un lato del piatto una conca dove disporre la trippa ed evitare che il condimento potesse spargersi nel piatto. La pietra fredda assomigliava ad un sasso di fiume levigato dall’acqua, più lucido e morbido. Adesso la scelta del tipo di sasso.

Purtroppo sulla motivazione non potrò entrare troppo nei dettagli perchè non mi è stato permesso. Quello che posso dire e che mi avrebbe fatto piacere rendere omaggio alla città di Milano, rispolverando e facendo aprire gli occhi sull’immensa bellezza di alcune creazioni architettoniche alle quali molti milanesi si sono abituati e non apprezzano più alcune sfumature, dando per scontato un lavoro che ha richiesto anni.

Vicino a Mergozzo ci sono molte cave dalle quali i marmisti estraggono pietre uniche per colori e formazioni geologiche. Proprio in questa valle c’è una cava che ha segnato la storia per l’interesse riportato da un architetto, da questa cava sono stati estratti molti blocchi di marmo tutti a mano, ed ancora oggi vengono estratti con lo stesso metodo. Quest’estrazione è continua e ha lo scopo di perpetuare e mantenere in vita uno dei monumenti simbolo della città di Milano. La particolarità di questo marmo è la sua colorazione, presenta venature rosa, striate di blu e oro, ma anche venature più rare e pregiate bianche, a volte anch’esse con striature blu e oro.

Ed ecco a voi il risultato finale del piatto…

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Paolo Griffa

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