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Tanto attesa la Pasqua, per provare a panificare, per la mia prima volta le Colombe…

Ovviamente tante sono le soddisfazioni che derivano da tanti sacrifici, fra il tempo speso e le ore insonni, ma posso assicurare che ne è valsa la pena.

Il tutto è stato possibile dopo una lunga e delicata fase di organizzazione degli orari e dei materiali. Già solo per preparare i canditi bisogna partire con una settimana di anticipo e sperare che tutto vada per il meglio e che il risultato finale sia quello ricercato. Fortunatamente per quello non ci sono stati grossi problemi, tant’è che mentre c’ero ho provato a candire un pò di cose che mi sono passate sotto mano, una zucca, i primi meloni, delle carote, per non tralasciare tutti gli agrumi dai cedri ai mandarini, dalle arance ai limoni. Ma alla fine la scelta è ricaduta sui classici canditi di arance. E la prima “problematica” è superata.

La seconda sta nel conoscere la propria “mamma” (Lievito Madre), che sia pronta per affrontare una lunga lievitazione, che si presenti poco acida, ma che sopratutto sia forte. Qui entra in gioco tutta una serie di cose che sono impossibili da spiegare ad un persona esterna che non ha mai provato sulla sua pelle ad “accudire” un lievito, a vedere un intera panificazione distrutta per accortezze errate o variabili del caso che non si è pronti ad affrontare. Comunque nonostante tutto ho voluto provare… All’acqua del lago si era abituata dopo qualche settimana, all’ambiente pure allora ci ho voluto provare.

Inizia così la pianificazione degli orari per i tre giorni di produzione delle colombe, mattino primo rinfresco, poi un secondo e un terzo per mettere in forza la mamma, finché si arriva al primo impasto… già qui le prime problematiche, l’impastatrice a spirale scaldava troppo l’impasto (problema conclamato risolto con un opera di ingegno con dei blocchi di ghiaccio ;P), e il trovare un luogo idoneo per far passare la nottata ad un temperatura costante con la giusta umidità (anche questo dopo qualche ricerca in giro per il locale, armato di sonda e piccoli impasti di pane abbandonati qua e la per vedere come reagivano, la collocazione ideale è stata trovata ^^). Dò così la buona notte ad una piccola palla di pasta che il giorno dopo avrei trovato cresciuta del triplo!!! Il secondo impasto è stato quello dove mi sono posto più domande, come può quella palla di impasto assorbire tutto quel burro, quelle uova, quello zucchero e quei canditi!!! Questa è davvero una cosa affascinante. Ci sono voluti 45 minuti, interminabili, ma pian piano vedevo che inglobava un poco per volta ogni ingrediente prendendo sempre più elasticità e diventando sempre più grande. Adesso il più era fatto mancavano solo 18 h a 16°c ed erano pronte ad essere infornate. Eccomi dunque alle 7 del mattino davanti ad un forno ad osservare dall’oblò tutta la cottura, come se la cosa potesse influire in qualche modo sul risultato finale. Trascorso il tempo e confutato comunque dalla misurazione della temperatura interna, il profumo che c’era nell’aria era quasi inebriante, tant’è che ho visto tutti i miei colleghi passare in pasticceria per vedere da dove proveniva questo profumo… Ovviamente descritto così non si rende giustizia al tutto i lavoro e allo spettacolo di veder appese capovolte tutte quelle colombe.

 Alla frase: “non ti conveniva comprarle?” nessuna risposta è quella giusta, non si può spiegare la gioia e la sofferenza che si portano dietro, lo studio e l’applicazione della tecnica, per non parlare della soddisfazione professionale a fine del lavoro. Quindi la risposta che potevo dare era: se lo avessi fatto senza interesse, solo per dare un dolce simbolico a fine pasto, sarebbe stato meglio di sicuro comprarlo per garantire una qualità e risparmiare tempo, ma dato che è stato fatto con cura e cercando di metterci il massimo, con un dispiego di forze, tempo e materie prime non indifferente, che mi ha permesso di capire molte cose e mi ha fatto crescere (solo provando alcune cose le si possono capire davvero) io sono più che convinto che soltanto poche cose avrebbero potuto darmi così tanta soddisfazione personale… dopo tutto c’è anche un pò di egoismo in questo ;P.

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Paolo Griffa

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