bicchieri

Come vi scrivevo nell’altro post,http://paologriffa.com/2014/02/18/abu-dhabi-gourmet-2014/, siamo riusciti a vedere ad Abu Dhabi dei grattacieli illuminati e qualche locale…

vista dal 62°esimo piano

Proprio sul “qualche locale” volevo tornarci su… In effetti, un nostro amico che lavora ad Abu Dhabi, ci ha fatto scoprire un locale molto interessante al 62esimo piano del Jumeira Tower, il Ray’s bar.

Già solo per la vista merita di andare a passarci una serata a bere qualcosa, ma non è questo che ha saputo stupirci di più…

Gatis Ozols, il responsabile del Ray’s Bar, controlla lo svolgimento delle serate da dietro al bancone, ma di tanto in tanto, mostra anche le sue qualità di barman, e devo ammettere che ha saputo stupirci!!!

Jumeira Towers

Chiacchierando ci racconta la sua visione della professione del barman ed il paragone più immediato è con il nostro lavoro. Ci sono barman comuni che eseguono ricette e le propongono in modo abbastanza corretto; barman che eseguono alla perfezione le ricette ma senza nessuna personalità e quelli che capiscono il loro lavoro e riescono a rielaborarlo secondo una loro idea.

Lui rientra proprio in quest’ultima categoria e ce l’ha dimostrato… Venire a passare una serata in questo bar è stato come andare a mangiare un menù degustazione in un ristorante stellato, ti affidi e ti lasci trasportare dalla cucina dello chef, lo stesso è stato per noi…

La prima “portata”, se così possiamo ddefinirla, è stato un negroni invecchiato un anno in una botticella dove prima conservava un whisky. Non male come inizio… carico e aromatico, ma gradevole, non aggressivo, l’affinamento lo aveva arrotondato e donato un infinità di sfumature spesiate. Dall’inizio ci ha già fatto capire che sa il fatto suo.

botticelle di invecchiamento Cocktail

Continuiamo con un “classico” un Manhattan, ma con un tocco in più… ed è proprio qui, con molta soddisfazione e compiacere ci mostra dunque i suoi ingredienti speciali, le nostre spezie, che con una goccia o un pizzico di uno o dell’altro cambi completamente il gusto finale o gli dai quel tocco in più che lo rende unico. Controllare questi bilanciamenti non è cosa da poco sopratutto quando si tratta di quantità così minime con ingredienti superconcentrati. Ovviamente sarebbe troppo scontato avere la reperibilità su larga scala di questi ingredienti, per questo si tratta di prodotti di nicchia, che solo i veri cercatori riuscirebbe a scovare. E come se non bastasse alcuni di questi ingredienti vengono autoprodotti e bilanciati secondo un gusto da lui ricercato.

Passiamo adesso al suo cocktail firma, che gli ha fatto vincere il campionato Platinum Fusion 2013 organizzato da Russian Standard; si tratta di un cocktail shakerato a base di gin, vodka, fernet branca, succo di yusu, basilico e albume. Dopo averlo assaggiato bisogna ammettere che la vittoria è stata stra-meritata. Un gusto fresco e balsamico, leggero e corposo, un cocktail davvero perfetto che entra tra i miei preferiti di sempre.

Per finire cognac aromatizzato con essenze varie non pervenute ai nostri occhi, che lo hanno reso davvero molto interessante e straordinariamente ammaliante; corposo e strutturato, speziato e agrumato, la scelta perfetta per finire la serata.

Gatis Ozols spray salsa soiaData l’esperienza, il giorno dopo siamo dovuti tornare, e questa volta ha voluto lasciare i suoi “classici” e osare, andando a provare nuovi abbinamenti anche estremi.

Ci ha dato spettacolo e fatto vedere l’applicazione di differenti tecniche e nuovi approcci al mondo dei cocktail. Iniziamo per un esempio si personalità e sensibilità, l’affinamento di un cocktail. Come già dimostrato il giorno prima, se sapientemente controllato da risultati meravigliosi, ed è così che abbiamo iniziato con una grappa, essenza di violetta e angostura. Anche per i non amanti della grappa, come il sottoscritto, questo cocktail era davvero ben calibrato, poco aggressivo e con il massimo aroma.

Subito seguito invece da un espressione molto scenica, di un cocktail dai sentori affumicati, utilizzando una Smoking Gun caricato con del té jasmine, su del Bas Armagnac, Porto e caramello, e come guarnizione dell’essenza di arancia flamata. Il risultato è stato un cocktail dall’odore di sigaro e della complessità del legno, ma un gusto strutturato e complesso. Descriverlo non gli rende giustizia, ma non ho altro modo perspiegare cos’è successo quella sera… Cocktail affumicato Gatis OzolsContinuando in crescendo arrivano le note sapide leggermente orientaleggianti; salsa di soia, gin, vodka, sake e buccia di cetriolo, un mix particolare che avrebbe trovato un sicuro apprezzamento accompagnato da un buon sushi. Stupire il cliente va bene, ma bisogna sapere anche quando fermarsi e passare a qualcosa che coccoli e rassicuri. È proprio il caso del prossimo cocktail che ha voluto riproporre un gusto fresco e dolce con l’amaretto Lazzaroni, succo di limone, angostura, albume e melassa. Un gusto dolce ma non stucchevole, il fresco del limone ha aiutato davvero tanto e lo ha reso molto rinfrescante, ottimo per preparare al gran finale; Martini rosso, rum scuro e succo di melograno.

È stata un esperienza avvero molto divertente, ma soprattutto istruttiva, le serate passate a discutere su abbinamenti così azzardati, ma calibrati alla perfezione. Questa è la differenza che si può trovare fra l’andare a bere dei cocktail in giro e passare una serata in compagnia, dove i cocktail sono solo un accompagnamento ad una piacevole serata; e il dare un valore ai cocktail e provare davvero ad apprezzare la bravura di chi te li prepara.

Dopotutto ad ognuno il suo lavoro…

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Paolo Griffa

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