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Partenza da Paris in cappotto e sciarpone…Dopo 6 ore di volo, +3 ore di fuso orario, eccomi arrivato ad Abu Dhabi, per l’ora di cena….in maglietta!!!

Uscito dopo il ritiro bagagli mille persone con cartelli nelle più diverse nazionalità… quale sarà il mio? 20 min dopo, e qualche telefonata, ringrazio l’auto che è venuta a prendermi incaricata di portarmi all’hotel. Durante il tragitto chiacchiero con l’autista su cosa c’è di bello da vedere ad Abu Dhabi e lui inizia con un elenco di hotel e mega costruzioni tutte nuovissime (pensavo di avere molto tempo da passare come turista XD), mi mostra in lontananza la destinazione, una struttura illuminata di blu, a parte l’altezza sembrerebbe una normale costruzione, ma mi sbagliavo. Devo ammettere di non essermi informato molto sull’hotel in cui andavo, sapevo che era un Hyatt ma nulla più. Sempre più vicini mi accorgo di non aver capito nulla sulla forma dell’hotel.. era assurdo e fantastico al contempo… era la costruzione più pendente mai costruita, con un angolo di 18° e un affascinante sinuosità. Eccomi arrivato al Hyatt Capital Gate di Abu Dhabi.

Per la cena mi ricongiungo allo Chef Marco e Claudio che erano partiti da Milano e ceniamo con l’executive Chef Ivan Musoni sulla terrazza panoramica… lui non sapeva ancora che saremmo diventati il suo incubo della settimana, in modo buono ovviamente ^^.

Le prime giornate passano in fretta, veniamo messi al corrente dei protocolli da seguire in cucina, leggermente diversi dai nostri, delle modalità di approvvigionamento e ci vengono mostrati i prodotti. Da subito capiamo le difficoltà che ci sono a lavorare in un albergo, tutte di carattere burocratico, e nel reperire la merce con i gusti e della tipologia alla quale siamo abituati… la frutta e la verdura hanno un altro gusto come pure carne e pesce. Conosciamo nuovi prodotti e sopratutto nuove spezie, ma la cosa che ci viene raccomandata sono i differenti modi di consumo degli alimenti. La carne dovrà essere ben cotta, non apprezzano tanto il pesce crudo e altre abitudini derivanti ancora da tradizioni sulla salubrità dei cibi esposti a quel clima che noi ritenevamo superate, perfotuna seguite dagli indigeni e non tutta la clientela che si rivelerà maggiormente internazionale.

All’interno di queste grandi strutture c’è un ordine gerarchico più rigido, dovuto appunto dalla quantità di personale presente e dalla mole di lavoro 24/24 h, ma veniamo assistiti da un personale che non ci vuole far mancare niente e farà il possibile per accontentarci.

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Arriva così la sera dell’Opening di Gala dove tutti gli chef invitati da ogni parte del mondo, con la loro struttura ospitante, tengono un ricevimento in grande stile. L’indomani incominceremo a proporre il nostro menù come alternativa al ristorante dell’hotel…

Inizialmente abbiamo dovuto capire abitudini del posto e i loro gusti differenti e le loro tradizioni, ma una volta assecondati toccava a noi fagli scoprire il gusto dei prodotti italiani… Un compito non facile e che non vuole essere un assoluto. La gente che veniva ci diceva che non aveva mai mangiato così e che spesso quando andava a mangiare nei ristoranti che si spacciavano per italiani, non ritrovavano quegli stessi sapori, un pò dato dai prodotti di differente qualità, un po’ dalla scelta dei ristoranti di stereotipare l’Italia come pasta, pizza, mozzarella e pomodoro. Riuscire a fargli assaggiare quello che per noi è un gusto a cui noi siamo abituati nel modo più semplice e tradizionale possibile e scoprire che gli piaceva, anche se per alcuni poteva sembrare strano o particolare, è stato davvero molto soddisfacente e mi rendeva felice. E fu così che passarono i giorni fra pranzi e cene, cooking show ed interviste. Una giornata tipo era composta da colazione, ricca per sostenermi durante la giornata ;P, preparazione al servizio, servizio, prepararsi per la cena, piccolo break, preparazione al servizio e servizio. Gli unici momenti liberi per girovagare erano al pomeriggio (l’hotel è provvisto di piscina panoramica al 19esimo piano ;P) e la sera dove abbiamo potuto visitare la città coi i suoi grattacieli illuminati e qualche locale…

AbuDhabi non è propriamente una città turistica, è il centro dell’economia, mentre Dubai è ricca di attrazioni, da quelle inerenti con la tradizione con i differenti mercati a quelle più contemporanee dei centri commerciali e grattacieli panoramici. Ovviamente come potevamo mancare di visitarla, allora lo Chef Ivan l’ultimo giorno prima della partenza, di buon ora, ci ha portato a Dubai e ci ha fatto scoprire la città nel modo migliore che poteva portandoci dai quartieri popolari e quelli più turistici facendoci fare un giro a 360° della città nel tempo che ci era concesso… Dopo una cena con spettacolo al Bice Mare in fronte al Burj Khaliffa (il grattacielo più alto al mondo) corriamo all’aeroporto, orari simili destinazioni diverse… una settimana di lavoro passata tra divertimento e nuove scoperte, nuove amicizie e rincontrare vecchi amici… tutto questo è il lato più bello del nostro lavoro ^^.

ps. parlavo di una differente cultura, con gusti e abitudini diverse, ebbene dovevamo scoprirle di persone per apprezzarle al meglio. Inizialmente fra le mure dell’hotel il personale ci ha preparato dei loro piatti tipici, ma dovevamo anche provare quelle più indigene della città ed è così che ci siamo trovati a mangiare Shawarma (quello che noi erroneamente chiamiamo kebab), riso speziato assieme a dei lavoratori locali, cibo pakistano e anche un po’ di street food. Ogni tanto capitava di ordinare cibo sconosciuto mentre venivamo fissati e giudicati come marziani mentre mangiavamo, o ci provavamo, senza conoscere come dovevamo farlo… è una cosa strana da dire ma se non conosci il galateo e le usanze del posto è tutto molto imbarazzante, sopratutto il pensare di non essere in grado di mangiare nel modo corretto, ma anche questo arricchisce il nostro bagaglio culturale ^^.

pss. se chiedete ad un taxi di portarvi a mangiare qualcosa di tipico, che lui mangerebbe volentieri quotidianamente e la sua risposta è “vi va bene un Mc Donalds?” scendete immediatamente non è il taxi che fa per voi…

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Paolo Griffa

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